Calibro 35, “S.P.A.C.E.” tour. Emozioni a muso duro.

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Dopo parecchi tentativi andati a vuoto, finalmente siamo riusciti ad acchiappare i Calibro 35. Vivi. O meglio, dal vivo. Avevamo dato loro la caccia per mesi, in un inseguimento degno di quei film dalle tinte ingiallite e dall’audio deteriorato che tanta ispirazione hanno fornito alla band.

L’occasione è di quelle ghiotte. Da poche settimane infatti è uscito “S.P.A.C.E.”, quinto disco della band milanese, il cui tour promozionale tocca parecchie località del nord italia facilmente raggiungibili, a prezzi oltretutto tollerabili anche per le nostre scarse finanze. Modena, Bologna, Vicenza, Brescia: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Eccoci quindi a investire 13 onestissimi euro, senza prevendita su musicraiser, per un ingresso alla Latteria Molloy, Nave di Harlock, Brescia.

Musi lunghi e pedalare

Una rapida sequenza introduttiva rubata a qualche film di fantascienza dei tempi che furono, e poi via sparati con i pezzi di “S.P.A.C.E.”
Pochi sorrisi in scena. E per un’ora buona nessun segnale di interazione con il folto pubblico. I Calibro 35 si rifugiano in una bolla emozionale e quattro posti, utilizzando coscientemente la quarta parete per ricostruire sul palco l’intimità di una sala prove.

I quattro sanno evidentemente quello che fanno, perché il risultato è strepitoso. I suoni sono semplicemente paurosi (che acustica, la Latteria Molloy!), il groove trascina i nostri stomaci come una locomotiva a vapore, e le teste di tutti quanti, in aperto contrasto con le mani rigorosamente in tasca, si muovono al ritmo della batteria.

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I Calibro 35 alla Latteria Molloy. Non si accettano commenti circa la qualità della foto!

Ce n’è da vedere sul palco. Martellotta, a dispetto della mise da catechista, si alterna furioso tra chitarra e tastiere: impossibile non accorgersi di come la spina dorsale della band giaccia nascosta sotto quell’anonimo maglioncino tinta unita. A seguire, in ordine di furore agonistico, troviamo l’altro polistrumentista, Gabrielli, ovvero l’unico a potersi rivolgere al pubblico essendo obbligato di tanto in tanto ad avvicinarsi al microfono non solo con sax, flauto e violino, ma anche con la voce! La sezione ritmica fa storia a sé. Rondanini, con quello sguardo perso e tenero, sembra costantemente in balìa degli eventi. Nulla, ovviamente, di più lontano dalla realtà, perché le meraviglie che riesce a generare con un set così ridotto risultano ancora più stupefacenti dal vivo di quanto già non lo siano su disco. E il nostro favorito: Cavina, ovvero l’incarnazione della trance musicale. Piedi inchiodati a terra, chioma e barba scarmigliate come neanche Indio di Gian Maria Volontè, occhi semichiusi e testa che ciclicamente accenna dei “no” e dei “sì” che sottolineano la ritmica imponente.

Tutti, ovviamente senza il minimo accenno ad un sorriso, neanche di minima soddisfazione o ringraziamento, in risposta ai convinti applausi.
Ma che importa, poi? Noi vogliamo gli inseguimenti, mica le strizzatine d’occhio.

Scaletta compatta, tutti soddisfatti!

Nulla da dire sulla scaletta. Compatta, varia, equamente distribuita sul repertorio. I riarrangiamenti live, quando necessari, sono più che convincenti, così come i non troppo prolissi spazi di improvvisazione. E i bis sono un delirio. Soprattutto grazie alla nostra preferita in assoluto, ovvero “Notte in bovisa”, e al terremoto sonoro di “Stainless steel” («Questa si chiamava “Segaossa”…», ricorda opportunamente Gabrielli, nei panni dell’intrattenitore).

I pezzi di “S.P.A.C.E.” superano senza tentennamenti la prova del live, se qualcuno ne avesse mai dubitato, e ne esce il concerto perfetto. Peccato solo rendersi conto di averli persi per così tante volte in passato. E peccato ricordare come un buon 50% degli appassionati di musica ai quali dicemmo «Andiamo a vedere i Calibro 35», avessero risposto «Chi?».

85% Emozionante

Coinvolgenti ed emozionanti. Groove, atmosfere e suoni da paura, nell'ambiente perfetto e col pubblico giusto. Da rifare al più presto.

  • 85 %

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Harbor master

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