“Follia”, P. McGrath. Lo psichiatra racconta.

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“Follia” aveva un titolo ed una copertina troppo accattivanti perché si potesse lasciarlo sullo scaffale di quella libreria. Inoltre avevamo un disperato bisogno di riconciliarci con il thriller psicologico, dopo la pessima esperienza de “La psichiatra” (leggi l’articolo a riguardo). Ci siamo riusciti? Si, senza alcun dubbio.

Si tratta del nostro primo incontro con Patrick McGrath, inglese, figlio di uno medico del manicomio criminale, cresciuto a pane e psichiatria. Biografia che spiega perché riesca a muoversi a proprio agio negli ambienti descritti in questo che è il suo quarto romanzo.

La storia in poche righe, senza anticipazioni

La cornice è quella di una clinica psichiatrica inglese che accoglie criminali con disturbi mentali, sul finire degli anni ‘50. Un contesto che, secondo gli usi dell’epoca, si concretizza in una vera e propria comunità, nella quale i medici e le loro famiglie vivono con continuità e presenza, profondendosi in un coinvolgimento che oggi faticheremmo a comprendere e soprattutto ad accettare. Ecco così che i protagonisti della narrazione sono gli psichiatri, le loro famiglie e i malati, in un intreccio di vicende inatteso e continuamente in bilico tra razionalità e patologia.

Io narrante psichiatra

Il tratto stilistico caratterizzante è costituito dalla presenza di un “io narrante” particolarmente interessante: il vice-direttore della struttura ospedaliera. Il dottor Peter Cleave non è solo protagonista attivo (passivo?) delle vicende narrate. Il dottor Peter Cleave è soprattutto uno psichiatra, intento a ricostruisce a posteriori la successione degli eventi.

Il risultato di questa combinazione è una narrazione glaciale, al limite del referto medico. Ogni comportamento di ogni protagonista è filtrato, in modo tanto involontario quanto inevitabile, dalla lente deformante del medico. Perfino le descrizioni degli ambienti e della natura dei paesaggi inglesi, ricche, dettagliate ed evocative, sembrano giacere sotto un velo di opacità che ne mette in dubbio in qualche modo la spontaneità.

Sensazione inattesa

La lettura ci ha restituito una sensazione del tutto inattesa di coinvolgimento e distacco allo stesso tempo. Cronaca, emozioni, analisi ed emozioni sembrano tutte raccontate utilizzando un unico registro: quello scienitifico.

Straniante, spiazzante. E convincente, ammaliante.

PS:
Non vorrei rigirare il coltello nella piaga, ma herr Wulf Dorn qualche ripetizione dal suo collega inglese la potrebbe prendere senza vergogna alcuna.

79% Straniante, ammaliante

Personaggi al limite, con comportamenti al limite. Narrati dalla penna razionale di un medico psichiatra. Mix suggestivo e vincente.

  • 79 %

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