Hail Of Bullets: The Rommel Chronicles (2013). Tre su tre.

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Tre su tre. Gli Hail Of Bullets cominciano a far un po’ paura, per essere solo un progettino. Ah, per chi avesse la residenza ancora su Marte, gli Hail of Bullets sono l’unione di membri di Asphyx (Van Drunen, Bayeens) e Thanatos (Gebedì) più il genietto Ed Warby, batterista di mille realtà olandesi di svariati generi (da Ayreon a Gorefest, da After Forever a Elegy) e il quintetto giunge con questo “The Rommel Chronicles” al terzo full-lenght. Il genere è facilmente individuabile: death metal duro e puro, scuola (quasi sempre) europea, annate dei primi Novanta. Con qualche spruzzata velocissima all’indietro, ovviamente, fino a ripescare un feeling decisamente ottantiano (la solennità di certi Celtic Frost, per dire).

Con queste indicazioni, i padri putativi sono facilissimi da individuare, ovvero gli stessi Asphyx, Massacre, Unleashed, Grave, Entombed: chitarre zanzarose, stop n’go ritmici degni del miglior Fred Estby, voce mutuata direttamente dai peggiori gironi dell’inferno. Potremmo anche chiudere qui, ma non renderemmo giustizia agli Hail Of Bullets, soprattutto in questo periodo di recupero forsennato del suono analogico, soprattutto se dotato di formula svedese. “The Rommel Chronicles” è molto di più del solito disco death metal old-school, per un milione di buone ragioni. Prima di tutto, gli HOB sono in grado di sfornare pezzi singoli di altissima qualità che riuniti, formano dischi ottimi e, attenzione, non viceversa, che è poi il problema di molte releases underground old-school di questi ultimi due/tre anni, in cui strabilia il “sound” del gruppo ma a ben vedere, i pezzi singoli sono o tutti uguali o palesi variazioni minime uno dell’altro.

HOB-1-main-pic-by-Caroline-Traitler

Comunque sia, i pilastri portanti di questo nuovo capitolo si chiamano “Swoop Of The Falcon”, “GD-7” (il pezzo che preferisco), “Tobruk” e la conclusiva, epicissima “Death Of A Field Marshal”, tutti esempi di un songwriting semplice, elementare ma allo stesso tempo efficacissimo. Oltre ad una vena compositiva eccellente, la band olandese ha azzeccato il concept e lo sta trattando nel migliore dei modi, con degli affreschi sulla Seconda Guerra Mondiale competenti e interessanti. Terzo, i suoni: meno epico di “On Divine Winds”, più vicino alla ruvidità del debutto “Of Frost And War” questo nuovo capitolo è un vero godimento per i padiglioni auricolari.

I suoni (courtesy of Ed Warby e Dan Swano) sono profondi e graffianti, death metal al 100% ma per una volta cristallini, capibili fino all’ultima nota e soprattutto, tremendamente epici e fieri: al di là delle tematiche i veri alfieri del war-metal in stile Bolt Thrower oggi come oggi sono gli Hail Of Bullets, non c’è niente da fare. Quarto, ma non ultimo, le scelte pratiche: sette/otto anni di carriera, tre full, un ep, due dischi su tre usciti in eleganti digibook con dvd bonus. Discografia essenziale, niente riempitivi, un occhio al valore intrinseco del prodotto: tutti dettagli che al giorno d’oggi, con un mercato collassato come il nostro, fanno la differenza. Ecco cos’hanno in più gli HOB rispetto alla old-school death metal band media. “The Rommel Chronicles” è per il sottoscritto, se non ci sono sorprese, il disco death metal dell’anno. Punto.

90% Enorme!

“The Rommel Chronicles” è per il sottoscritto il disco death metal dell’anno 2013.

  • 90 %

Autore

Amity Island Mayor

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