“I segreti di Gray Mountain”, J. Grisham. Avvocati e divulgazione ambientalista.

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Dopo due o tre romanzi ostici, sapere che il prossimo della lista sarebbe stato l’ultimo di John Grisham mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Un po’ come tornare a casa dopo un viaggio sapendo che in tavola la mamma ti preparerà una consolante pasta col ragù.

Ne “I segreti di Gray Mountain” Grisham ripropone il proficuo schema del giovane avvocato che molla il grande studio per impegnarsi in provincia. In questo caso il giovane avvocato è una “lei” costretta a lasciare New York in seguito ai licenziamenti a raffica seguiti al crollo di Lehmann Brothers nel 2008. E dove finisce la bella Samantha Kofer? In un ufficio che offre patrocinio legale gratuito ai poveracci della zona, sugli Appalachi, in una terra le cui splendide montagne vengono martoriate dalle miniere di carbone a cielo aperto.

Cattivi senza volto

Grisham è in fase intimista, ok. Gli apprezzatissimi romanzi della memoria, con i protagonisti che se ne tornano al paese natìo, fuggendo dalle città, per recuperare gli affetti perduti, devono aver dato a Grisham più soddisfazione del previsto, visto che pur essendoci gli amati avvocati, ne “I segreti di Gray Mountain” la tensione latita. Anzi, forse latita la storia vera e propria.

I cattivi, ovvero le multinazionale del carbone, sono senza volto, lontani, non hanno un nome, non parlano. Le loro azioni di disturbo (alla fine “solo” un omicidio e pochi spari) si riverberano sui protagonisti con azioni di seconda mano, senza la violenza minacciosa tipica degli scontri Davide contro Golia. Forse questa situazione è più verosimile rispetto all’idea che esista un Capo dei Capi incattivito che morde un sigaro ordinando di ammazzare qualcuno, ma la sensazione è che non si percepisca mai un vero senso di pericolo.

Troppi rivoletti

Ad annacquare la tensione contribuiscono ulteriormente i mille rivoli rappresentati delle storie locali che la protagonista si trova ad affrontare in qualità di avvocato di provincia. Divorzi, testamenti, beghe di vicinato, violenze domestiche. Lo scopo è dare colore alla cittadina del West Virginia, ma il risultato finale è una dispersione di energie che non paiono portare ad alcun frutto. Impariamo a conoscere persone e storie che non hanno un ruolo deciso all’interno della trama e di cui perdiamo di vista i problemi man mano che ci si avvicina alla conclusione.

Qualcosa si impara: scoprire lo strip mining

Pregio numero uno (forse unico obiettivo?) di questo romanzo: si impara cosa sia lo strip mining. Questo almeno vale per me, che ero totalmente all’oscuro di queste pratiche. In sintesi si tratta di una pratica estrattiva che prevede di partire dalla cima di una montagna e di togliere strato dopo strato tutto il materiale povero fino al raggiungimento della vena di carbone. Il risparmio è palese: niente gallerie, meno operai, meno preoccupazioni per la sicurezza. Il rovescio della medaglia è una verità altrettanto lampante: l’attività di estrazione lascia dietro di sé un paesaggio irrimediabilmente deturpato. A nulla valgono gli obblighi di ripristino imposti alle compagnie. Inquinamento delle falde, deviazione dei torrenti, disboscamento e riempimento delle vallate con i detriti sono l’amaro sottoprodotto di questo tipo di attività.

Strip mining sugli Appalachi

Strip mining sugli Appalachi

Conclusione

Il ritorno di Grisham al tema “avvocatesco” mi aveva stimolato non poco. Non ho ricevuto quello che speravo. Poca tensione, e quella poca che c’è rimane irrisolta. Visto che da anni non viene tratto un film da un romanzo di Grisham, temo che anche qualcun’altro stia pensando che ci stiamo ormai avviando sul viale del tramonto.

65% Molle

Utilissimo per uscire dall'ignoranza circa le devastazioni ambientali dello strip mining. Poco ficcante dal punto di vista del thriller legale. John, hai fatto di meglio.

  • 65 %

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Harbor master

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