“Il cuore dell’oceano”, N. Philbrick. Duecento anni fa su una baleniera.

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Certe atmosfere sono magiche. Certi luoghi hanno un fascino cui non si può sfuggire. “Moby Dick”, tanto il romanzo di Herman Melville quanto il magnifico film di John Houston, ci hanno stregati e terrorizzati. Ed emozioni simili ce le ha regalate più recentemente “Master & Commander” di Peter Weir. Siamo quindi consapevoli, si, di avere un debole per le navi a vela di inizio ‘800.

Una storia di duecento anni fa

“Il cuore dell’oceano” narra l’epica avventura della Essex, baleniera che nel 1820 affondò nel cuore dell’oceano Pacifico, speronata da una balena di eccezionali dimensioni. I venti uomini dell’equipaggio rimasero alla deriva su tre scialuppe per quasi tre mesi, arrivando a praticare il cannibalismo al fine di sopravvivere, prima di giungere ad una rocambolesca salvezza.

Mappa di Nantucket, 1872

Mappa di Nantucket, 1872

Il lavoro di Nathaniel Philbrick in realtà è di ampio respiro. Dietro la Essex c’è tutto l’universo di Nantucket, minuscola isola tra New York e Boston, che tra la seconda metà del XVIII e la prima del XIX secolo ha dominato gli oceani grazie al mercato dell’olio di balena. E Philbrick, bostoniano che in uno slancio d’amore si è trasferito con tutta la famiglia sull’isola, regala un affresco d’epoca che va ben oltre i ristrettissimi limiti del ponte di una nave. La stretta cronaca della vicenda della Essex, infatti, arriva ad occupare poco più della metà della pubblicazione.

A inizio volume Philbrick si concentra su una dettagliata digressione storica circa le origini di Nantucket. Si scopre così come i primi coloni quaccheri dovettero rinunciare agli allevamenti di bestiame in favore della caccia alla balena, animale dal cui cranio si potevano estrarre barili e barili di preziosissimo olio (il termine “capodoglio” vi dice qualcosa?). Olio che, in un’epoca ancora priva di petrolio, fungeva da combustibile per l’illuminazione di mezza america.

La parte conclusiva del libro, invece, è dedicata alla narrazione di quanto accade dopo il rientro a casa dei superstiti. Le inevitabili inchieste ufficiali in coda al naufragio; le vicissitudini familiari di marinai abituati ad alternare tre anni per mare con quattro mesi a casa; il difficile rapporto con il mare dei sopravvissuti alla tragedia. Il tutto dettagliatamente documentato, e con una attenzione particolare all’equilibrio dei giudizi, che fa di “Il cuore dell’oceano” un’opera intrigante in quanto onesta fino in fondo.

Impeccabile stile giornalistico

Owen Chase, primo ufficiale della Essex

Owen Chase, primo ufficiale della Essex

Un libro americano, che parla di storia americana, da cui si sa verrà tratto un film americano diretto nientemeno che da Ron Howard. Pregiudizi alla mano, c’era di che allarmarsi. Invece “Il cuore dell’oceano” si rivela semplicemente perfetto. Nessuna enfasi, nessuna voyeuristica indulgenza sugli aspetti più macabri e cruenti della vicenda, nessuna celebrazione delle gesta dei protagonisti.

D’altra parte Philbrick è uno studioso di lingua e letteratura inglese, figlio di un accademico, e lo spirito analitico ha fortunatamente prevalso. Le sue fonti sono poi le migliori. In primis vanno ricordati due resoconti di prima mano:  la celeberrima “Narrazione del naufragio della Baleniera Essex di Nantucket che fu affondata da un grosso Capodoglio a largo nell’Oceano Pacifico”, scritta dal primo ufficiale Owen Chase un anno dopo il naufragio, dalla quale Melville prese ispirazione per alcuni episodi di “Moby Dick”. E il manoscritto, rinvenuto solo a metà del XX secolo, di Thomas Nickerson, mozzo quattordicenne all’epoca dei fatti. Senza contare, infine, la marea di documenti storici, economici e sociologici che Philbrick cita in una sterminata appendice al volume.

Nonostante sia un saggio, il libro è decisamente accattivante grazie ad uno stile lineare e mai pesante, nonostante il linguaggio marinaresco possa a volte essere di ostacolo. Difficile appoggiarlo sul comodino: si ha voglia sempre di leggerne una pagina in più. E per un racconto che ha ormai duecento anni, non mi pare un dettaglio trascurabile.

85% Fantastico

Un po' saggio, un po' cronaca, un po' romanzo. Semplicità e rigore per una storia (vera) coinvolgente come poche.

  • 85 %

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Harbor master

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