“Il manuale dello stagista killer”, Shane Kuhn. Giochiamo a fare i killer?

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Negli ultimi anni ho scoperto la gioia degli acquisti librari “impulsivi”. Copertina simpatica? Titolo stuzzicante? Ok, compriamo. Fino ad ora mi è sempre andata in modo soddisfacente, pur tra i prevedibili alti e bassi. La mazzata è arrivata sotto forma di tazzina di caffè.

Stagisti e caffè

La tazzina è quella che campeggia sulla copertina de “Il manuale dello stagista killer”. La tazzina simbolo dell’attività principale dello stagista americano medio: preparare il caffè per i propri superiori.

Come recita la quarta di copertina (quindi non accusatemi di aver anticipato contenuti sensibili!) la figura dello stagista è la più insospettabile tra quelle che popolano l’ufficio. Nessuno si ricorda il suo nome, nessuno sa bene che mansioni abbia, non ha una scrivania in vista e non gode di quel diritto al rispetto che è alla base dei rapporti tra colleghi. Ecco perché un’agenzia di sicari ha scelto questa copertura per infiltrare i propri agenti in un ufficio governativo o in quello di una multinazionale, al fine di avvicinare ed eliminare gli individui indesiderati ai committenti.

Tali agenti, tutti giovani e destinati ad una carriera breve, vengono arruolati fin da giovanissimi: piccoli delinquenti e orfani sballottati da un affido all’altro sono la cesta da cui l’agenzia attinge a piene mani, in cerca di spiriti indipendenti e violenti. Quello che leggiamo altro non è che un manuale operativo destinato alle giovani reclute dell’agenzia, scritto dal protagonista John Lago, nel quale Lago stesso narra le proprie avventure in missione, fornendo un campionario smisurato di situazioni limite nel quale un agente si può trovare, con relative soluzioni.

Che ci sarà poi tanto da ridere?

Il tono della narrazione è quello giocoso che va tanto di moda oggi in ambito thriller. Tutto è divertente, tutto merita una battuta, tutto si affronta con un borioso e scintillante sorriso. Uno humor nero insistito e senza pause che però alla lunga rischia di annoiare.

A salvare la situazione ci pensano le infinite citazioni cinematografiche di John Lago, vero e proprio divoratore di film. Il repertorio sfoggiato è abbastanza classico, infatti non ricordo titoli particolarmente ostici o di nicchia, ma il continuo rimando a scene di culto della cinematografia internazionale è sicuramente divertente, e costituisce per il lettore una sorta di gioco (“tu che leggi, se vuoi essere mio amico questo film lo devi conoscere!”) nel gioco.

La redenzione, personale del protagonista e stilistica dell’autore, giunge in coda. Quando tutti i nodi vengono al pettine e sembra non ci sia più molto da ridere. Il passato torna per riscuotere il suo tributo e non c’è più spazio per l’ironia.

Un libro televisivo

Le origini professionali di Shane Kuhn, un veterano della pubblicità e del mondo dello spettacolo, emergono senza pietà. “Il manuale dello stagista killer”, sua opera prima, è un concentrato di ammiccamenti televisivi: scene brevi e concitate da serie tv, azioni di lotta descritte nel minimo dettaglio mutuando lo stile preveggente dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie, personaggi fortemente tipizzati per evitare troppe noie interpretative al lettore. E non stupisce, quindi, il fatto che un film targato Sony sia già alle viste.

Stavolta l’acquisto di impulso non ha dato i risultati sperati, e diciamo pure che a settanta pagine dalla fine ha prevalso la voglia che tutto finisse presto. Ma forse si tratta solo della classica abbuffata da opera prima, nella quale l’autore rischia di riversare tutto quello che ha aspettato troppo tempo ad esprimere.

Attenderemo la traduzione italiana del successivo romanzo della serie, “Hostile takeover”, per un giudizio più equilibrato.

 

55% Televisivo

Più tv che narrativa. Aspettiamo il capitolo successivo.

  • 55 %

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Harbor master

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