“La psichiatra”, Wulf Dorn. Il gioco dell’oca, solo meno avvincente.

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Caso editoriale”. L’espressione, così americana nella sua assolutezza, sta diventando un mio chiodo fisso. La domanda che mi pongo è quella più ovvia: questo volume è un caso letterario di per sé? Oppure lo è semplicemente perché qualcuno a deciso di scrivere che così stanno le cose?

Dopo la sfortunata esperienza di lettura de “La ragazza del treno”, mi sono ributtato su un libro con fascetta recante la dicitura di cui sopra. “La psichiatra”, opera prima del tedesco Wulf Dorn. Ed è di nuovo delusione.

Trama lineare del tipo “unisci i puntini”, personaggi monocolore, abuso di stereotipi, approfondimento minimo degli eventi. Un thriller psicologico all’acqua di rose che mi ha fatto più sorridere (per le storture stilistiche e strutturali) che altro.

La trama, senza anticipazioni rilevanti

La dottoressa Ellen Roth lavora in una clinica psichiatrica. Si deve occupare del caso di una paziente molto particolare, fisicamente debilitata causa maltrattamenti e che rifiuta ogni tipo di comunicazione. I problemi iniziano quando, di punto in bianco, questa paziente sparisce, ed Ellen si rende conto che nessuno in clinica sembra aver mai sentito parlare prima della donna scomparsa.

Il gioco dell’oca

Tensione, vicoli ciechi, dubbio. Ecco cosa cerchiamo in un thriller. Ed ecco cosa non troverete ne “La psichiatra”. Ogni indizio conduce direttamente al successivo, in un gioco dell’oca nel quale non c’è nemmeno una casella torna indietro. I tormenti che dovrebbero svilupparsi nel cuore e nella mente della dottoressa Roth faticano ad arrivare al lettore, e spesso vengono liquidati in modo sbrigativo.

Un esempio su tutti: “Dovrei forse chiamare la polizia e raccontare tutto?”, si chiede la dottoressa. “Non mi crederebbero mai, quindi meglio lasciar perdere”. La decisione più importante di tutto il racconto, liquidata in meno di cinque righe.

Sussulti, occhi sbarrati, trasalimenti

Avete presente quegli spazi bianchi che separano i paragrafi all’interno di un singolo capitolo? Dichiarano generalmente un cambio di scena, una cesura temporale, un salto di luogo o comunque un’interruzione del flusso della narrazione.

Bene. Lo stile di Wulf Dorn prevede che ogni volta che un personaggio strabuzza gli occhi, sussulta o spalanca la bocca per lo stupore (cose che a me non capitano mai, ma evidentemente i tedeschi hanno costumi diversi) si interrompa il paragrafo. Con il risultato che il lettore non può godere di alcuna suspance, visto che lo spazio bianco è poco meno di uno spoiler.

A posto così, grazie

Generalmente la seconda chance è concessa in automatico, un po’ come la freccetta di prova al tiro a segno della sagra di paese. In questo caso invoco una salvifica “eccezione alla regola”.

 

50% Avanti un altro

Trama lineare del tipo “unisci i puntini”, personaggi monocolore, abuso di stereotipi, approfondimento minimo degli eventi. Un thriller psicologico all’acqua di rose.

  • 50 %

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Harbor master

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