“L’amore bugiardo”, Gillian Flynn. Roba da americani.

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Sentivo il bisogno di un thrillerone americano. “L’amore bugiardo”, fantasiosa traduzione dall’originale “Gone girl”, pareva fare al caso mio. La penna è quella di Gillian Flynn, autrice americana con all’attivo tre romanzi e qualche opera televisiva. Non mi stupisce quindi che in italia nessuno abbia ancora provveduto a creare la versione italiana della sua pagina di Wikipedia (potrei farmene carico io, in effetti…).

Il libro, a quanto pare, è stato un bestseller in patria nel 2012. Tanto che David Fincher ne ha tratto un film nelle sale italiane in questi giorni, la cui sceneggiatura è stata affidata proprio alla Flynn.

Trama in poche righe. Niente anticipazioni, promesso

La storia è quella di un amore malato. Tra un uomo e una donna che dopo pochissimi anni di matrimonio si accorgono di non essere stati esattamente sé stessi, e di aver sposato ciascuno una versione edulcorata dell’altro. Le reazioni a questa silenziosa presa di coscienza individuale, però, sono tutt’altro che razionali. E le conseguenze inimmaginabili.

Stile

Molto apprezzabile il metodo narrativo. A raccontare ciascun capitolo della storia si alternano i due protagonisti, in prima persona. Per lei viene utilizzato lo stratagemma di un diario, per lui invece un resoconto in tempo reale delle vicende in corso.
Un plauso deciso anche alla Rizzoli, che ha optato per una traduttrice donna per le parti di Amy e un traduttore uomo per le parti di Nick. Possono piacere o meno i risultati singoli (Amy a volte suona esageratamente sopra le righe per modi e linguaggio) ma il cambio di registro tra un capitolo e l’altro agevola non poco il lettore verso la conoscenza dei suoi personaggi.

Nulla è come appare

Il colpo di scena è all’ordine del giorno. E non dispiace affatto sentirsi costantemente presi in giro dall’autrice, che ci mena per il naso prima in una direzione e poi in quella diametralmente opposta. Anche perché, a conti, fatti, come in tutti i thriller che si rispettino, siamo consapevoli del fatto che tutto era sempre stato sotto i nostri occhi.

Atmosfera

L’appunto principale lo muovo all’atmosfera globale di “L’amore bugiardo”. Saranno i ritmi frenetici dello svolgimento, saranno i limiti della narrazione in prima persona che richiede particolare abilità nel tratteggiare sfondi complessi, ma la cupezza e la disperazione che immaginerei avvolgere i personaggi le vedo stemperate da un tono fin troppo colloquiale e freddo dei protagonisti. Tutto sembra facile, tutto sembra un gioco. E mi chiedo se questa fosse l’intenzione della Flynn.

Conto su Fincher, maestro nel generare angoscia, per un recupero in grande stile.

Conclusione

Thriller discreto, che dubito consiglierò mai. Soprattutto perché l’eccessiva complessità dei giochi messi in atto mette a dura prova la sospensione di incredulità del generoso lettore.
Gli elogi ricevuti dal romanzo in patria non mi stupiscono più di tanto: sono pur sempre americani, no?

66% Niente di che

La fascetta che recita "Due milioni di copie vendute" non è garanzia di alcunché. Godibile e poco più.

  • 66 %

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Harbor master

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