“L’amore bugiardo – Gone girl”, David Fincher. L’americanata è di classe.

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Nuovo Fincher, a tre anni di distanza da “Milennium – Uomini che odiano le donne”. Il soggetto è nuovamente tratto da un romanzo parecchio crudo, l’omonimo “L’amore bugiardo” di Gillian Flynn, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Squadra che vince non si cambia.

Lo insegna Scorsese con Thelma Schoonmaker e Dante Ferretti. E Fincher segue l’esempio richiamando i fidatissimi Jeff Cronenweth alla fotografia, Trent Reznor e Atticus Ross per le musiche, Kirk Baxter e Angus Wall al montaggio, collaboratori plurinominati e pluripremiati grazie alle loro prestazioni in “The social network” e “Millennium – Uomini che odiano le donne” (e non solo).

Chi è familiare alla produzioni di Fincher, quindi, si sentirà immadiatamente a casa: colori desaturati, forte presenza di grigi, azzurri e gialli spenti, e una colonna sonora rarefatta con ossessionanti passaggi di elettronica pulsante.

Rosamund Pike e Ben Affleck litigano in tinte gialle

Rosamund Pike e Ben Affleck litigano in tinte gialle

Protagonisti odiosi

Si odiosi. Sceneggiatura e regia riescono perfettamente nell’intento di far dubitare di entrambe le parti in causa, seguendo un’altalena di prospettive magicamente congegnata. Da che parte stiamo? Da quella del marito distratto e dai comportamenti censurabili? O da quella della moglie la cui vita più che perfetta non potrebbe che portare alla pazzia anche il più paziente dei compagni?

Difficile prendere posizione. Difficile esattamente come lo è per i protagonisti stessi, perennemente in bilico tra dolorosa verità e consolatoria menzogna.

Media odiosi

I media occupano uno spazio tutt’altro che trascurabile nello svolgimento di “Gone Girl”. Interviste, speciali, crociate e gogne pubbliche: innocenza e colpevolezza di persone nemmeno indagate sono stabilite in tv. Non è difficile sostituire il volto di Ellen Abbott con quello della D’Urso…

Ellen "D'Urso" Abbott crocifigge il buon Nick

Ellen “D’Urso” Abbott crocifigge il buon Nick

A prova di eccesso

“Gone Girl” sembra resistere anche alla prova dell’eccesso. La trama in sé è al limite del verosimile, a causa dell’intricato  labirinto delle macchinazioni messe in atto dai protagonisti, e più di una volta si è tentati di urlare un “no, questo è troppo!”. Ma se Fincher è stato in grado di pilotarci, tra l’ossessione e la beffa, attraverso “Seven” e “The Game”, non c’era motivo per cui non dovesse riuscirci anche questa volta.

Temo sarà l’ennesimo film di Fincher (“Zodiac” è emblematico in questo senso) che una volta che l’avrò in DVD, farò fatica a rivedere. Non sempre si ha voglia di rivivere l’angoscia vissuta in sala!

Libro vs film

Come già auspicavo nell’articolo relativo a “L’amore bugiardo – Gone girl”, Fincher e la Flynn riescono nell’impresa di togliere alla storia quella patina di agghiacciante spensieratezza che caratterizzava il libro.
L’autrice riesce ad inserire nel copione una serie infinita di dettagli tanto insignificanti e trascurabili per lo spettatore, quanto apprezzati dai lettori (i modelli delle auto, gli spilli dietro il vestito della giornalista, gli orsetti gommosi, …).

Rispettata anche la crudezza di fondo di carti dialoghi e situazioni. Da cui, temo, l’opportuno divieto ai 14.

Conclusione

Sicuramente non il miglior Fincher, ma senza dubbi Fincher.

79% Approvato

Squadra che vince non si cambia. Fincher porta a casa i tre punti nonostante la storia non faccia impazzire.

  • 79 %

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Harbor master

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