“London underground”, Don Winslow. Storia di un investigatore diverso.

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A volte l’editoria italiana ha bisogno di un po’ di tempo per mettere a fuoco un autore. A Don Winslow è andata particolarmente male. I suoi primi romanzi escono da noi solo nel 2016, grazie ad Einaudi, a “soli” 25 anni dalla loro pubblicazione in patria. Meglio tardi che mai. Ecco quindi “London underground”, opera prima di un autore che solo da qualche anno a questa parte gode dei riflettori della notorietà.

La storia in breve, senza anticipazioni

Il sipario si alza su un quartiere povero di New York, nel quale un adolescente lotta contro l’indigenza mettendo in atto quegli espedienti che la vita di strada gli ha insegnato. Solo che finisce per pestare i piedi alla persona sbagliata. Ma non tutto il male viene per nuocere e il giovanissimo Neal Carey si trova ad essere allevato ed istruito da un professionista della menzogna: un investigatore che gli insegnerà tutti i trucchi del mestiere. Obiettivo: farlo lavorare per una compagnia piuttosto atipica con esigenze altrettanto atipiche.

Quei bravi ragazzi

Alzi la mano chi non ha adorato “Quei bravi ragazzi” di Scorsese. Se appartenete a quel 99% della popolazione che le mani se le è ficcate bene in tasca, sappiate che tutta la prima parte di “London underground” vi riporterà a quel tipo di atmosfere. Con un bel po’ di mafia in meno, un bel po’ di tecnica in più, ma con la stessa dose di beffarda ironia. Impossibile resistere alla fascinosa idea un giovanissimo protetto e strapagato dai potenti. Neal Carey cresce sotto i nostri occhi, furbo e sveglio. E di prova in prova il teppistello di strada si trasforma in un infallibile professionista.

Londra

Seconda grande protagonista del romanzo è Londra. Don Winslow evidentemente aveva più di qualcosa da dire sulla capitale del Regno Unito. Il protagonista si trova a visitarla a metà degli anni settanta, quando le strade vibravano di controcultura. Quando però anche spaccio e tossicodipendenza erano pane quotidiano. Winslow non resiste alla tentazione, e si abbandona ad un’analisi sociologica del periodo, senza comunque diventare pedante. Un capitolo in particolare mi ha riportato alla mente il monologo su New York che, dieci anni dopo, Spike Lee avrebbe messo in bocca a Edward Norton ne “La 25ª ora”.

Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma sicuramente una digressione di impatto. Soprattutto per chi, come me, di quelle esperienze ha sentito parlare solo nei documentari.

Groviglio finale

Non dimentichiamoci che per quanto l’investigatore sia particolare, in fin dei conti si tratta di un poliziesco. Quindi, come era prevedibile, gli ultimi capitoli si risolvono in un discreto groviglio di ruoli ed eventi. Qualche forzatura narrativa affiora qua e là. Ma il tifo cordiale che si è portati a fare in favore del protagonista, ci fa diventare parecchio indulgenti verso l’autore. Soprattutto dopo l’elogio della vita bucolica e solitaria che pervade l’ultima parte di narrazione.

Avanti il prossimo

Il punto di forza di “London underground” (incomprensibile traduzione di “A cool breeze on the underground”) sono i personaggi. Impossibile non sentirsi vicini a Neal Carey. Altrettanto impossibile non amare il suo mentore. I loro dialoghi al limite del cabaret mi hanno fatto ridere ad alta voce più di una volta.

Sotto, allora, con il prossimo romanzo su Neal Carey. Si, perché a inizio carriera, Don Winslow ha scelto la via magica per i suoi polizieschi: la serie!

 

 

72% Divertente

Personaggi accattivanti, un investigatore fuori dagli schemi e la Londra di quarant'anni fa. Scommessa vinta.

  • 72 %

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Harbor master

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