Manifesto

Sui pontili del New England puoi incontrare un sacco di gente strana. Attenzione però, non stiamo parlando del turista qualsiasi, dell’annoiato venditore di hot-dogs o del fidanzatino dal cuore appena infranto che fissa il placido blu.

Stiamo parlando di gente strana, ma professionisti. Professionisti dei pontili. Gente che potrebbe riconoscere, bendata, la località in cui si trova dal semplice scricchiolio delle assi sotto alle suole. Gente in grado di percepire i cambiamenti di pressione meglio dei barometri di marca, quelli che non compri da nessuna parte con meno di trenta dollari. Gente che con due dita, e sottolineo, solo due, infila qualsiasi esca (viva, morta o morente) su ami non sempre correttamente appuntiti.

Eh sì. L’arte della pesca in New England ha delle carattetistiche nascoste che il comune mortale spesso ignora. Un grande pescatore del New England non è uno che può vantare centinaia di prede: quelli sono semplicemente i campioni della pesca e li trovi in ogni parte d’America. O del mondo. Un Pescatore invece, (e mi si scusi la P maiuscola, non è certo blasfemia) è molto di più. Un Pescatore gestisce i tempi, non solo i pesci. I pesci sono una parte del rituale, e nemmeno la piu’ importante. Il rituale è fatto di mille piccoli, ordinati momenti. La pianificazione del luogo, l’orario di arrivo, la camminata determinata verso il pontile. Il carico di secchi e borse, la giusta postazione, le riviste da portare. La preparazione dell’esca, le pause tra una preda e l’altra, il sandwich tonno e burro di arachidi. La Coors Lite. La conversazione col vicino.

Già. Un vero Pescatore del New England non si vede dal numero di pesci che riporta alla moglie, ma da come gestisce il rituale della giornata di pesca in tutti i suoi aspetti, soprattutto uno. E qui veniamo al punto. La classifica dei veri Pescatori, da queste parti, si fa anche in base a come discutono, a come raccontano, a come narrano. Il cosa non è importante. Conta il come. L’analisi, la critica, il confronto. L’aneddoto, la storiella, la barzelletta. La biografia, il commento, la leggenda metropolitana. Può essere il recente, fallimentare campionato dei Red Sox, il nuovo modello della Corvette, il buon mercato dei Bruins. Ma anche trivialità come quale sia il miglior diner della contea, le recenti avventure amorose del vicesceriffo, o come siano invecchiati male certi vecchi compagni di Liceo. Qualsiasi argomento può andare, non c’è quello che conta di piu’ o di meno. Quello che conta è il come se ne parla. L’analisi, la critica, il confronto, si diceva. Il processo, il viaggio, non la meta. Perché forse la meta non c’è.

Due vecchi amici, Frank e Larry, due professionisti del pontile che per tanti anni erano stati vicini di sedia pieghevole si sono reincontrati. Si erano persi un po’ di vista, trasportati altrove da mogli, mutui, contratti part-time: il solito concreto turbinìo della vita. Ma la voglia di discutere non è mai passata. Proprio no. Adesso sono po’ più vecchi, magari un po’ meno agili nel recuperare la preda e riportarla a riva, ma probabilmente sono un po’ più saggi. Non frequentano più le gare di pesca, non fa per loro. Pescano quando gli pare, cosa gli pare e dove gli pare: senza scadenze, regole, senza dover sgomitare fra dozzine di partecipanti. Così è nato Amity Examiner, blog aperiodico di autorevoli commenti sul nulla. Ben fatti però, eh.

Basta una sedia pieghevole, delle canne e un pontile, qui nel New England. E la voglia di discutere. Quella, per qualcuno, non passa davvero mai.