Max & Iggor Cavalera, “Return to Roots” vent’anni dopo

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Questo concerto lo sentiamo più di altri. Il 2 dicembre 1996 eravamo a Pordenone, in occasione del tour di Roots. Qualche settimana dopo Max Cavalera annunciò la sua uscita dalla band. E ci siamo sempre considerati fortunati ad aver potuto ammirare i Sepultura nella loro formazione storica. Vent’anni dopo siamo ancora qui, a celebrare i vent’anni di un disco irripetuto ed irripetibile.

Extrema

Apertura cancelli alle 20 circa, il Live Club di Trezzo sull’Adda è pieno solo per metà quando salgono sul palco gli Extrema. Annunciati come apertura solo pochi giorni fa, i quattro di Tommy Massara non fanno mistero del fatto che si tratti di un’esibizione del tutto estemporanea. Dicono di aver fatto solo una prova in mattinata, ma non si direbbe. Il martello thrash che li contraddistingue cala sulla sala con la consueta violenza, solo leggermente mitigata da un missaggio eccessivamente sottotono in cui batteria e voce soffocano chitarra e basso. A conti fatti poco importa. Il pubblico ha voglia di farsi scaldare arti e cuore, e reagisce al meglio. Bella prova, degna della storia del gruppo milanese.

La banconota fuori corso da mille cruzeiro con i volti delle indigene

La banconota fuori corso da mille cruzeiro con i volti delle indigene

Max & Igor

Al cambio palco le emozioni iniziano a prendere corpo già quando viene issato il fondale con la grafica di questo mini tour: i volti di due indigene, espansione della copertina originale di Roots. Luci giù, Igor sale dietro la batteria, Max entra ballonzolando allegro e imbraccia la chitarra, e esplode il delirio! “Roots, Bloody Roots” come la suonano loro assomiglia poco all’originale, ma che importa? Più veloce, più grezza, poco curata. È Il pezzo che stabilisce l’impronta della serata. Max è il protagonista unico, con Igor (Igor, anche se da qualche tempo si firma Iggor) che umilmente lavora e suda dietro le quinte. C’è un solo microfono sul palco, quindi i cori seguono un’alternanza di voci tra Max in veste di officiante e i fedeli in estasi sottopalco. Il risultato è semplicemente perfetto.

Tra pogo spontaneo, movimenti incontrollabili della folla e qualche immancabile circle pit invocato dal palco, a tratti diventa quasi impossibile resistere a ridosso della transenna. Ma è proprio quella vogliamo, no?

Max Cavalera al birimbao durante l'intro di "Attitude"

Max Cavalera al birimbao durante l’intro di “Attitude”

Dal punto di vista dell’esecuzione, lo diciamo senza timore di incorrere nel reato di lesa maestà, Max Cavalera si limita a qualcosa di meno del minimo sindacale. La copertura del fedele Marc Rizzo è fondamentale. Max a volte suona e a volte no, muove le dita della mano destra quel tanto che basta per agitare le (4) corde della sua ESP e raramente si lascia andare a certe sbracciate che fanno tanto “metallo”! Ma, di nuovo, che importa?
Il risultato globale è stato sorprendente e siamo rimasti felicemente impressionati dalla freschezza dell’esibizione. Dei suoni corposi e densi come Ciobar; un groove efficace proprio perché suonato semplice e di cuore; una voce che non ci aspettavamo così in forma; una solidità globale che non faceva trasparire le due decadi ormai trascorse dai “bei tempi” del tour originale.

Quello che esce dalle casse del Live Club è un tornado di suoni e di emozioni che per molti dei presenti significavano anche e soprattutto grandi ricordi. L’età media in sala la diceva lunga, in quel senso. Felici di esserci stati. Oggi e allora.

Johny Chow, Igor Cavalera, Max Cavalera, Marc Rizzo bombardano il Live CLub

Johny Chow, Igor Cavalera, Max Cavalera, Marc Rizzo bombardano il Live CLub

 

 

80% Funziona!

La macchina del tempo funzione. Indenni (o quasi) attraverso cinque lustri. Suoni, emozioni, ricordi.
Estasi.

  • 80 %

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Harbor master

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