Pets – Vita da animali. Tutto trailer e niente arrosto.

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Non fate domande. Non vi svelerò la catena di eventi che mi ha portato un venerdì sera al cinema per vedere Pets – Vita da animali. In certe situazioni il silenzio è la scelta migliore. Quello che posso fare, però, è evitarvi di buttare tempo e denaro.

Abbocca al trailer

Bello il trailer di Pets, no? Alzi la mano chi, dopo aver visto i cani esibirsi su un pezzo metal non ha detto “Questo lo voglio vedere!”. Classico trailer-esca, classico specchietto per le allodole. Con i 200 secondi di comicità dell’anteprima, che vengono omeopaticamente diluiti in 100 minuti di pellicola. Il pubblico in sala, discretamente numeroso, non ha sganciato più di una dozzina di risate convinte.

Casino

Tantissimi i personaggi in ballo. D’altra parte il gioco è un po’ quello di Toy Story. Un tantissimi che diventa “troppi”, visto che ad un certo punto non si distinguono né i caratteri né i ruoli. Decine di animali parlanti (a parte il canarino, che non si capisce perché sia l’unico a cinguettare anziché esprimersi in lingua umana) che si affastellano l’uno sull’altro, spesso senza compiere azioni determinanti o senza posizioni precise. Risultato: una confusione che, sommata alle gag che senza soluzione di continuità reggono il film, genera più stordimento che ritmo.

Anche i dialoghi sono al limite dei pensierini di terza elementare. E ho i miei seri dubbi che la colpa sia tutta dell’adattamento.

Buoni e cattivi

Chi sono i buoni? E chi sono i cattivi? Mah. La poca cura nella definizione dei personaggi porta in eredità anche una cattiva posizione di ruoli. Nel giro di pochissimi secondi i presunti avversari diventano alleati, a seguito di una semplice frase proferita dal protagonista Max. O viceversa.

Vicoli ciechi

Alla base di tutto c’è una carenza assoluta di storia. Linee narrative aperte e mai chiuse (per esempio il bellissimo prologo circa il rapporto con la padrona, che rimane fine a sé stesso) e la mancanza di un obiettivo preciso da perseguire, rendono confusionario un film che in fin dei conti si regge su singoli sketch.

Animazione ok

Il mio compagno di cinema, che di queste cose per fortuna ne sa più di me, mi rassicura sull’eccellente qualità del prodotto dal punto di vista della tecnica di animazione. Se non altro da quel punto di vista la Illumination Entartainment non tradisce le attese che questo settore del  mercato ormai impone alle case di produzione. Purtroppo, però, non basta.

Maledetto trailer-esca.

50% Povero

Trama deficitaria, personaggi poco caratterizzati, dialoghi poveri e poco coerenti. Troppo poco.

  • 50 %

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Harbor master

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