“Player One”, Ernest Cline. Nella testa di un quarantenne, nerd, mai cresciuto.

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Tra i film americani in fase avanzata di produzione compare “Ready player one”, in uscita nel 2018 e firmato da Steven Spielperg. Il soggetto è basato sul romanzo d’esordio di tale Ernest Cline, illustre sconosciuto, illustre neo-milionario.

La storia, senza anticipazioni

Futuro imprecisato. L’esperienza della realtà virtuale ha raggiunto vette inimmaginabili grazie al progresso di software e sensori sempre migliori. Ciascun individuo, a seconda delle attività che deve svolgere, opera indifferentemente sul piano reale o su quello software. Fino a quando James Halliday, l’ideatore della piattaforma OASIS, non muore, lasciando un vuoto di potere. Il testamento, però, rivela una immensa caccia al tesoro: il primo che risolverà gli enigmi creati da Halliday, diventerà il nuovo possessore del regno virtuale.

Un libro per non-lettori, da un non-scrittore

Ernest Cline - Ready player one

Ernest Cline, ritratto emblematico

Togliamoci subito il dubbio e chiudiamo il commento in velocità. “Ready player one” è un libro per non-lettori, ad opera di un non-scrittore. Storia semplicemente risibile, ai limiti dell’insensato; personaggi da avventure per ragazzi (di adolescenti che salvano il mondo ne abbiamo visti a bizzeffe nei film di natale) dove gli adulti induriti dalla società sono infidi mentre i ragazzini entusiasti sono i paladini del bene; montagne di citazioni nerd che possono forse far risvegliare i ricordi di un maschietto nato negli anni settanta, ma che spese in una serata tra amici annoierebbero tre quarti dei presenti.

La caccia al tesoro basata sull’enciclopedica conoscenza di riferimenti a film (cliccate qui per una lista dei titoli citati) e videogame che fecero la storia delle sale giochi diventa ben presto stucchevole. La ricerca del coinvolgimento, tutta indirizzata verso un pubblico di settore, non è certo favorita dalla prosa di bassa qualità impiegata da Ernest Cline. Marchio stilistico che non pare tanto frutto di una scelta ragionata, quanto via obbligata dettata dai limiti di preparazione dell’autore.

Ci si chiede come possa siffatto personaggio aver venduto milioni di copie del libro e piazzato a peso d’oro i diritti cinematografici.

Spielberg, salvaci tu

La trasposizione cinematografica è passata per le mani di molti registi, che come una patata bollente l’hanno lasciata ad altri. Immagino il problema principale fosse più l’impegno tecnico richiesto, che la fragilità del soggetto. Solo Spielberg ha accettato la sfida. E non ho alcun dubbio: il regista di E.T.”, “Lo squalo”, Incontri ravvicinati del terzo tipo” e Indiana Jones” sarà in grado di gestire la situazione mettendo in scena una pellicola degna del suo nome. Il genio non gli manca, i soldi neppure. E forse essere stato citato a ripetizione nel libro gli darà una ulteriore motivazione.

Come spesso mi succede di recente (cito il caso più lampante: “Revenant – Redivivo”), temo che il tormentone “beh il libro è sempre meglio del film” verrà smentito.

 

45% Per non lettori

Solo un non-lettore può appassionarsi a questa lettura. Citazioni su citazioni, senza un minimo di supporto né stilistico, nè di trama.

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Harbor master

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