“The Strain”. Succhiasangue estivi in quel di Manhattan.

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“The Strain” nasce come progetto di Guillero Del Toro (“Blade”, “Hellboy”, “Il Labirinto del Fauno”, “Pacific Rim”) della scorsa decade, una sceneggiatura per un possibile prodotto televisivo. Il tema è sempre stato chiaro a tutti fin dal principio: vampiri. I tempi allora forse non erano maturi (l’horror nelle serie televisive di dieci anni fa non era propriamente in voga) e così il nostro decise di trasformare il prodotto in una trilogia di romanzi insieme all’autore Chuck Hogan. I libri hanno avuto successo, rinforzato tra l’altro da una serie a fumetti della Dark Horse, e così si è arrivati alla produzione della serie tv. Messo in piedi da FX (pay per view della ben conosciuta Fox), “The Strain” è approdato sugli schermi del continente americano qualche giorno fa con un pilota di un’ora abbondante, primo tassello di una serie di tredici episodi, ovviamente la stagione uno in attesa di crescere.

Del team di Del Toro ci sono ancora Chuck Hogan, in sede di scrittura del pilota, Carlton Cuse, altra scheggia proiettata dal JJ-verse e un cast anche abbastanza solido, tra cui patatone Sean Astin (The Goonies, The Lord Of The Rings), Kevin Durand (che non si è ancora visto nel pilota, comunque) e il protagonista Corey Stoll, nuovo epigono del filone “eterni adolescenti professionalmente brillanti ma incapaci di vite normali” (visto di recente in “House Of Cards”). I mezzi produttivi sembrano adeguati e la mano di Del Toro è evidentissima: gli sprazzi di luce coloratissima nel buio e la concezione dei “mostri-fra-di-noi” sono ormai come le colombe bianche per John Woo.

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Dal punto di vista narrativo, ciò che ci viene proposto nel pilota è un buon mix fra originalità e tradizione. L’apertura è col botto: un volo transoceanico proveniente da Berlino viene “dirottato” da una sorta di mostro che emerge trionfante dalla stiva; quasi tutti i passeggeri vengono trovati morti “infettati” da una qualche malattia, ad eccezione di quattro. E’ compito del dottor Ephraim Goodweather, a capo della sezione New York del Cdc scoprire le cause. Il ritmo è buono, fin da subito e i personaggi sono poco caratterizzati per ora per far spazio ad una mole di informazioni notevole. Nell’ordine, compaiono una sorta di organizzazione al corrente dello sbarco della creatura, un’enorme bara di legno contenente terriccio, una sorta di patologia che non permette ai corpi dei passeggeri morti di decomporsi, fino al crescendo finale che ci rivela che i vampiri stanno per sbarcare a Manhattan.

Nulla di nuovo sotto il sole per il conoisseur, certo, quando arriva un feretro contenente terriccio e dei misteriosi minions pianificano i passaggi attraverso l’acqua non ci vuole molto per riconoscere dove stiamo andando a parare; allo stesso modo chi ha amato “Mimic” e “Blade II” si sentirà a casa appena la fisicità dei succhiasangue verrà svelata. Emerge comunque una voglia procedurale, un’istanza realistica che avvicinano, nel suo svolgimento, al celeberrimo CSI ed epigoni più o meno fortunati.

In ogni caso, sia che vi attirino i vampiri o il piglio procedurale, è decisamente il mondo di Del Toro, quello di “The Strain” e se vi interessa fare un paio di passi indietro da “The Vampire Diaries”, “True Blood” (e anche dalla recente trasposizione/variazione sul tema del “Dracula” di Stoker) verso un universo di mostriciattoli e qualche frattaglia, “The Strain” potrebbe essere per voi. Io proseguo di sicuro.

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7.0 Horror!

Chi ha amato “Mimic” e “Blade II” di Guillermo Del Toro si sentirà sicuramente a casa

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Autore

Amity Island Mayor

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